Autore
Violeta Todorova
Data
14 Jan 2026
Categoria
Market Insights
Oro ed argento: Outlook 2026
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La ‘Golden Era’ dell’oro non è finita
L’oro ha registrato una delle sue migliori performance nel 2025, con un rialzo superiore al 67%, affermandosi come una delle asset class con le migliori performance dell’anno. Questo rally eccezionale è stato generato da una combinazione di fattori quali l’aumento della tensione geopolitica, la persistente incertezza economica, l’indebolimento del dollaro statunitense, la riduzione dei rendimenti reali ed una rinnovata ondata di domanda da parte degli investitori e delle banche centrali.
Guardando al 2026, la domanda è se l’oro riuscirà a registrare un altro anno di guadagni fuori scala e se i driver strutturali alla base del rally del 2025 rimarranno intatti. A nostro avviso, sì. Sebbene i rendimenti possano ridimensionarsi rispetto a quelli straordinari del 2025, il ruolo dell’oro come asset strategico di portafoglio appare sempre più consolidato, con un profilo di rischio ancora favorevole al rialzo.
La tempesta perfetta che ha spinto l’oro nel 2025
Il rally dell’oro nel 2025 non è stato il frutto di un singolo fattore scatenante, ma piuttosto della convergenza di molteplici aspetti. L’elevata incertezza geopolitica e macroeconomica è stata il driver principale, alimentata dall’escalation delle tensioni commerciali e dei dazi, dal conflitto in Ucraina, dall’aumento del rischio di sanzioni e dalle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti e sulla credibilità delle loro istituzioni.
Allo stesso tempo, il calo dei costi opportunità ha generato una forte spinta a favore della domanda di oro. La diminuzione dei tassi di interesse e l’indebolimento del dollaro statunitense hanno ridotto l’attrattività della liquidità e del reddito fisso, spingendo gli investitori a tornare a considerare l’oro come asset class per la copertura strategica all’interno di portafogli diversificati.
Le tensioni geopolitiche rilanciano il ruolo dell’oro come bene rifugio
Il forte rialzo dell’oro di quest’anno è stato alimentato da una brusca escalation dell’incertezza geopolitica. Le tensioni che coinvolgono l’Iran sono tornate in primo piano dopo che Washington ha detto di stare valutando tutte le opzioni per rispondere ai disordini in corso nella regione. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno lanciato una significativa operazione militare in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro, l’intervento statunitense più drammatico in America Latina da decenni.
Sebbene l’impatto economico della situazione venezuelana possa essere limitato nel breve, il messaggio più ampio per i mercati è chiaro: i focolai geopolitici restano attivi, imprevedibili e in grado di riemergere rapidamente. Questi sviluppi rafforzano lo status dell’oro come una delle asset class più convincente in un contesto di persistente incertezza globale.
L’oro tende a performare bene quando gli esiti politici diventano difficili da prezzare e il 2026 si sta configurando come un altro anno in cui l’incertezza dominerà lo scenario globale.
Le incertezze politiche e le decisioni della Fed sostengono il rialzo dell’oro
Oltre alla geopolitica, l’incertezza sulla politica monetaria ha fornito un nuovo impulso all’oro. Le speculazioni su possibili cambiamenti ai vertici della Federal Reserve, in particolare il rischio di un successore più accomodante che acceleri i tagli dei tassi, hanno destabilizzato i mercati e indebolito il dollaro statunitense.
Un dollaro più debole, il calo dei rendimenti reali e i crescenti dubbi sulla disciplina fiscale a lungo termine negli Stati Uniti sono fattori potenti a sostegno dell’oro. Con il biglietto verde destinato probabilmente a rimanere debole anche nel 2026, l’oro continua a beneficiare di un contesto macroeconomico sempre più favorevole.
I crescenti deficit fiscali nelle economie sviluppate stanno inoltre spingendo gli investitori verso gli asset “hard”. In un mondo caratterizzato da debito in aumento e complessità delle politiche, l’attrattività dell’oro come bene rifugio e riserva di valore è in crescita.
Banche centrali e investitori istituzionali restano acquirenti chiave
Le banche centrali continuano a rappresentare uno dei fattori più importanti della domanda di oro. Sebbene gli acquisti possano risultare inferiori rispetto ai livelli record fatti registrare tra il 2022 e il 2024 a causa dei prezzi elevati, la domanda resta comunque ben al di sopra della media storica. Le banche centrali dei mercati emergenti continuano a scegliere asset diversi dagli asset in dollari USA, spinte dal rischio di sanzioni, dalla volatilità valutaria e dalla frammentazione geopolitica.
La domanda istituzionale di oro è in crescita e non viene più considerata solo come copertura contro l’inflazione, ma sempre più come una fonte di “alpha” all’interno del portafoglio.
I flussi verso gli ETF confermano questa tendenza. Dopo anni di deflussi netti, gli ETF sull’oro sono tornati sulla cresta dell’onda nel 2025, con flussi positivi che continuano anche all’inizio del 2026. Il totale delle partecipazioni in ETF resta comunque al di sotto dei picchi dei cicli precedenti, suggerendo che il mercato non è sovraffollato e che anche modeste riallocazioni potrebbero avere un impatto significativo sui prezzi.

Fonte: TradingView. Andamento giornaliero del Prezzo dell’oro al 13 gennaio 2026.
Perchè l’oro può raggiungere 5000 dollari nel 2026
Il momentum rialzista dell’oro probabilmente si estenderà ulteriormente. Condizioni tecniche favorevoli e una struttura dei prezzi rialzista, combinate con l’incertezza politica e un rischio geopolitico accentuato, potrebbero portare i prezzi verso i 5.000 $ entro la metà del 2026 e potenzialmente fino a 5.200 $ entro fine anno.
Dopo l’intervento in Venezuela, l’oro è salito di quasi il 2% in una sola seduta, evidenziando quanto i prezzi restino sensibili agli shock geopolitici. I portafogli istituzionali hanno reagito aumentando le allocazioni di base sull’oro da circa il 5% al 10%, riflettendo il ruolo crescente dell’oro come asset strategico piuttosto che come semplice copertura tattica.
In uno scenario in cui la crescita economica rallenta moderatamente senza entrare in recessione, le banche centrali potrebbero essere costrette a tagliare i tassi più aggressivamente di quanto attualmente prezzato. Rendimenti reali in calo, minor appetito per il rischio e un dollaro più debole creerebbero un ambiente ideale per l’oro per testare nuovi massimi.
L’argento e gli altri metalli partecipano al rialzo dei prezzi
L’oro non sta più crescendo da solo. L’argento si è affermato come il metallo prezioso a più alto potenziale di crescita, chiudendo il 2025 con un rialzo straordinario del 166% e superando martedì gli 89 $ l’oncia.
Il rapporto oro/argento si è compresso rispetto agli estremi dell’anno scorso, ma resta elevato rispetto agli standard storici, vicino a 60:1. Se questo rapporto dovesse normalizzarsi, l’argento potrebbe realisticamente superare i 100 $, arrivando fino a 130 $ o anche più in alto. Il nuovo regime cinese di licenze all’export per l’argento, che ora controlla fino al 70% della produzione raffinata, introduce un vincolo strategico sull’offerta che potrebbe amplificare i movimenti dei prezzi.
Allo stesso tempo, rame e alluminio continuano a presentare una rigidità strutturale nell’offerta, rafforzando l’idea che il rally si estenda oltre i beni rifugio verso l’intero spazio dei real asset.
I metalli preziosi offrono stabilità in un mondo instabile
La performance eccezionale dei metalli preziosi nel 2025 non sembra essere un picco di fine ciclo ma una tendenza sostenuta su più anni. La de-dollarizzazione, l’aumento dei livelli di debito, la frammentazione geopolitica e le preoccupazioni sulla credibilità della politica monetaria non sono fenomeni temporanei, ma trend strutturali.
Sebbene un’altra performance annuale straordinaria dei metalli preziosi sia alquanto improbabile, il profilo di rischio resta sbilanciato verso il rialzo. In un mondo in cui le alleanze politiche cambiano, le pressioni fiscali aumentano e la fiducia nelle istituzioni è sempre più fragile, oro e argento continuano a distinguersi come una rara fonte di stabilità.
Nel corso del 2026, oro e argento difficilmente perderanno rilevanza. Al contrario, potrebbero entrare in una nuova fase, non più come copertura in caso di crisi, ma come allocazione strategica centrale.
Il tuo capitale è a rischio se investi. Potresti perdere l’intero investimento. Consulta l’avviso completo sui rischi qui.
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